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  • Le Menu | Frédéric Laffont | Camera Magica

    "Savoureux voyage dans une France du bon goût et du bon sens. A partir du menu d'un grand restaurant parisien, Frédéric Laffont nous entraine dans un tour de France inhabituel. A chaque étape, une rencontre avec un produit, un homme et le lien qui les unit l'un à l'autre. Tous aiment les vraies choses, le vrai goût. Merveilleux rapport à la nature et à une passion." Il menù Libération: "Il Menu è un delizioso tour epicureo della Francia. È un piccolo Pranzo di Babette che Frédéric Laffont ha preparato, ricercando i bravi uomini dietro il cibo fresco." Le Monde: "Un delizioso viaggio attraverso una Francia di buon gusto e buon senso. Partendo dal menù di un grande ristorante parigino, il regista ci accompagna in un insolito tour della Francia. A ogni tappa, incontriamo un prodotto, una persona e il legame che li unisce. Tutti amano le cose vere, i sapori autentici. Un meraviglioso legame con la natura e una passione. Un documento che rinvigorisce l'uomo." Versione inglese: IL MENU A cura di Jean-François Giré Durata: 59' © Francia 3, Interscoop, 1994 Una passeggiata gourmet attraverso la nostra campagna con artigiani d'eccezione, un menù preparato dallo chef Bernard Pacaud del ristorante L'Ambroisie, uno dei migliori chef al mondo.

  • Nous l’Ukraine | Frédéric Laffont | Camera Magica

    Un film documentaire de Frédéric Laffont pour le cinéma. Face à l’ennemi Poutine pour qui les Ukrainiens n’auraient ni identité ni culture, tous se battent. Des enfants et les grands-mères aussi. Nos proches, nos voisins. Nous, l’Ukraine. Nous, l’Europe. Noi Ucraina lungometraggio, 2025 Un film documentario per il cinema. Tre anni di lavoro dall'invasione russa del 2022. Pensa alla campagna d'impatto del film, We Ukraine, per un concreto sostegno europeo alla cultura ucraina. Proiezioni a seguire… Per resistere alla guerra di Putin, anche la cultura è in prima linea. Sotto la costante minaccia dei bombardamenti russi: la gente balla e canta sfidando gli allarmi, si esibisce in un rifugio antiatomico, pubblica libri nonostante la scarsità di carta, dipinge street art vicino al fronte, registra musica, apre mostre in un museo chiuso, salva tesori in pericolo, cuce mimetiche all'infinito in cantina e, dietro le quinte, raccoglie costantemente denaro per fornire droni e kit di sopravvivenza ai soldati... Tutti combattono contro un nemico per il quale gli ucraini non hanno né identità né cultura. Anche i bambini e le nonne. I nostri cari, i nostri vicini. Noi, l'Ucraina. Noi, l'Europa. Un film di Frédéric Laffont Prodotto da Dominique Barneaud A cura di Barbara Bossuet Caterina Rascon Durata: 1h23' © Bellota Films, Camera Magica, 2025

  • Frédéric Laffont – Réalisateur et fondateur de Camera Magica

    Explorez le parcours de Frédéric Laffont, réalisateur primé et fondateur de Camera Magica. Une œuvre documentaire guidée par l’engagement et l’humanité. Fondatore di Camera Magica, Frédéric Laffont è un grande reporter e documentarista, riconosciuto per i suoi film impegnati, sensibili e umanisti. La sua filmografia esplora temi contemporanei attraverso storie intime e una scrittura visiva attenta. Il premio Albert Londres, riconoscimenti internazionali e numerose stelle SCAM premiano il suo lavoro. Giri in giostra poi tour mondiali. Circa sessanta film: importanti reportage e documentari. Premio Albert Londres per un resoconto sulla guerra in Libano. Una raccolta di circa quindici cortometraggi per Hermès, Impronte nel mondo . Un lungometraggio girato in Ucraina dal 2022. Saggi letterari scritti a Parigi, Anche Gerusalemme, Kigali e Kabul. Frédéric Laffont I suoi documentari hanno la strana bellezza dei primi film di Pasolini. L'Express Un regista raro. Le Nouvel Obs. Filmografia selezionata Nous, l’Ukraine 2025, long-métrage cinéma. Empreintes sur le monde 2025, Collection d'Hermès de courts-métrages. La vie devant nous France, 2022. FIPADOC 2022. Couleur café Inde, 2019. Les Enchanteurs Belgique, 2017. Étoile SCAM. Cowboys don’t cry Texas, 2015. Mesure et démesure Jura suisse, 2014. Liban, des guerres et des hommes (série 3 x 52’) FIPA & Étoile SCAM, 2014. Dans les bottes de Clint Texas, Étoile SCAM 2013. Les mains d’Hermès France, 2011. 1$ pour une vie Burkina, Mali, Inde, USA, 2009. FIPA 2010. Voyage au centre de la Bibliothèque Paris, 2007. 1001 jours Israël-Palestine, Étoile SCAM 2007. TOKYO BLUES & SUSHIS CONFITS Japon, 2004. Poussières de Paix Israël-Palestine, Prix Festival d’Angers 2002. Secrets de cuisine de l’Ambroisie France, 2001. Fleur de Cannelle Chili, 2000. Liban, voyages, voyages Grand Prix Ptolémée de Géographie, 2000. Banlieue Olympique France, 1998. planète CNN USA, Bosnie, Jérusalem, 1997. Fugues américaines Louisiane, Prix Saulieu 1996. Anges et démons de la cité France, 1994. CAPTAIN W, ASTRONAUTE USA, 1994. Le Menu France, 1994. Maudits soient les yeux fermés Rwanda, 1996. Grand Prix Angers et Écran d’Or Montréal 1996. Dieu, poste restante, Jerusalem Jérusalem, 1993. A quoi rêvent les boxeurs ? France, Grand Prix Palerme, 1994. Ramdam sur terre et mer France, 1993. Entracte au Château de Prague République tchèque, 1993. Beyrouth,des balles et des ballons Nymphe d’Or & Prix critique internationale Festival Monte-Carlo, 1993. Poussières de Guerre Afghanistan, URSS. Grand Prix Angers & Festival Rueil, 1990. À corps, À cœur, À cris Monde, 20 ans MSF, 1992. Prix Spécial Festival Int. Monte-Carlo, 1992. Autofolies France, 1990. L’opium du peuple URSS, 1988. Colères noires de Soweto Afrique du Sud, 1988. On s’aimait tant à Santiago Chili, 1988. Pas de larmes pour Mao Chine, Meilleur Reporter d’Image, 1987. La guerre des nerfs Liban, P rix Albert Londres, 1987. La mer arrive encore au Liban Prix du jury Festival Monte-Carlo, 1987. Shanghai New Look Chine, 1985. Frédéric Laffont, con Camera Magica, si sforza di catturare l'umanità in tutta la sua fragilità e luce. Questo approccio riecheggia un haiku di Sôseki: Conoscevo il mondo Effimero come la bellezza Eppure, eppure…

  • Shanghai New Look | Frédéric Laffont | Camera Magica

    Shanghai, 1984. Mon premier "grand reportage". Aucune autorisation de tournage. Mon pote Eric, sinologue, pour guide. Les premiers espaces de liberté post-Mao filmés par Tintin reporter. Nuovo look di Shanghai VSD: "La Cina come non l'avete mai vista in TV. Tanto di cappello a voi ragazzi!" Lucien Bodard, giornalista senior nato in Cina. Durata: 33' © Interscoop, Antenna 2, 1985 Un film di Frédéric Laffont & Eric Schlesser A cura di Jean-François Giré Shanghai, 1984. Il mio primo "grande reportage". Una cinepresa Super 8, una tessera studentesca taiwanese acquistata per 10 dollari a Hong Kong, ed eccomi qui, cinese, in un paese che sta aprendo a metà le sue porte. Nessun permesso di ripresa. Il mio amico Eric, sinologo, mi fa da guida. I primi spazi di libertà post-Mao filmati da Tintin Reporter.

  • Mille et un jours Mille et une nuits | Frédéric Laffont | Camera Magica

    "Frédéric Laffont a pieusement recueilli ce qu’il appelle des « poussières de paix », petites histoires douces-amères qui font croire le temps du récit que tout n’est pas définitivement saccagé sur cette terre appelée «Sainte »." Mille e una notte, mille e una giornata Edizioni Arléa, 2004 Lettura di Rachida Brakni alla Comédie-Française Cosa posso dirti? La pietra, il carro, gli ulivi che vengono tagliati? Certo che ve lo racconterò... Vi racconterò anche storie, volti e speranze: mille e una strada che porterà alla pace. Un giorno. La notte splende per un attimo, poi torna giorno. Le Figaro: "Frédéric Laffont, grande reporter abituato ai conflitti, si è fatto da parte. Incarna così Questo "campo di pace" che si dice sia incruento. Dà una lezione di umanità più che di storia. France Inter, L'Humeur Vagabonde: "Un tema particolarmente caldo, sul quale è molto difficile per far sentire altre voci rispetto a quelle delle certezze odiose e delle semplificazioni di parte (…). Frédéric Laffont ha collezionato con devozione quella che lui chiama "polvere di pace", piccole storie note agrodolci che ci fanno credere, per tutta la durata del racconto, che non tutto è definitivamente distrutto su questa terra chiamata "Sacra". Un racconto poetico, un documento preciso, una finzione onirica, in ogni caso un film e un libro inclassificabili. Télérama: “Frédéric Laffont, autore di documentari straordinari, è un narratore esperto (…). Questi diari di guerra, scritti in prima persona e narrati da una voce femminile, sono un inno sensibile alla sopravvivenza e alla pace. Percorrono strade secondarie, ascoltano le persone, cercano ragioni per sperare. Il modo migliore per camminare, in breve.

  • Mesure et démesure | Frédéric Laffont | Camera Magica

    Sur les sommets enneigés du Jura suisse, les horlogers sont aujourd’hui le fer de lance d’une industrie fructueuse. Dans les manufactures de Parmigiani, Frédéric Laffont filme au plus près de l’intelligence de la main. Misura ed eccesso Un film di Frédéric Laffont Durata: 54' A cura di Catherine Rascon © Fondazione Famiglia Sandoz, 2013 Le cime innevate del Giura svizzero e le esigenze del centesimo di millimetro. Un tempo minacciati di estinzione, gli orologiai sono oggi la punta di diamante di un settore redditizio. Nelle fabbriche Parmigiani, il più vicino possibile all'intelligenza della mano.

  • Poussières de guerre | Frédéric Laffont | Camera Magica

    Cette passionnante enquête nous entraîne en URSS, au Pakistan, à Kaboul et clandestinement dans les provinces d’Afghanistan. Polvere di guerra Edizioni Robert Laffont, 1985 Scritto in collaborazione con Christophe de Ponfilly, Premio Albert Londres 1985. Quando il canto delle armi finisce, arriva il tempo delle lacrime. Le guerre attraversano la storia come turbini. Per i sovietici, la guerra in Afghanistan durò dieci anni; per gli afghani, continua. Al di là dell'evento, questo libro racconta la terribile storia degli uomini precipitati nella guerra. Da entrambe le parti, i combattenti e i loro cari si confidano con i grandi reporter, entrambi vincitori del Premio Albert Londres. Attraverso i loro incontri, Ponfilly e Laffont dipingono un vasto affresco dell'assurdo, in cui si incontrano gli sguardi di uomini che si sono uccisi a vicenda senza mai conoscersi. Questa emozionante avventura ci porta nell'URSS, in Pakistan, a Kabul e clandestinamente nelle province dell'Afghanistan. Un anno di indagini per un documento eccezionale. Le Monde: "Un'incessante accusa contro l'oscenità della guerra". VSD: "Un lavoro magnifico. Lo spirito del grande giornalismo nella sua forma più pura." Le Figaro: "Christophe de Ponfilly e Frédéric Laffont hanno rintracciato, in entrambi i campi, le stigmate dell'assurdo conflitto sovietico-afghano. Un esercizio formidabile, un risultato ammirevole."

  • Mille et un jours | Frédéric Laffont | Camera Magica

    "Mille et un jours n’est pas un documentaire de plus sur le conflit israélo-palestinien, mais un essai cinématographique original et plein d’intelligence. Entre documentaire et fiction, Frédéric Laffont signe un film plein d’espoir. Un lumineux message de paix." Mille e un giorno SCAM Star 2007 Le Nouvel Observateur: "Mille e un giorno non è solo l'ennesimo documentario sul conflitto israelo-palestinese, ma un saggio cinematografico originale e intelligente. Un altro modo di raccontare la storia: un altro modo di vedere questo conflitto. Tra documentario e finzione, Frédéric Laffont ha creato un film pieno di speranza. Un luminoso messaggio di pace." Sinossi: "Non è forse questo, in questo conflitto, il ruolo migliore che il cinema possa svolgere?" Le Point: "Uno dei nostri migliori documentaristi politici tenta di "disincantare" il conflitto israelo-palestinese (...) Un film atipico e avvincente, da proiettare in tutte le scuole." Studio: "Mille e un giorno è diverso da qualsiasi altro documentario. Lungi dall'essere ingenuo, quest'opera, poetica e brutale al tempo stesso, merita tutta la vostra attenzione. Affascinante." I nuovi fatti sul film: " F. Laffont si sforza di ritrarre la realtà quotidiana di questi uomini e donne, senza pregiudizi. In nome dell'umanità. Una prospettiva piena di accuratezza, rispetto e dignità." Antologia stampa Un film di Frédéric Laffont A cura di Guy Lecorne Durata: 1h18' © Albert film, Archipel 35, France 2 Cinema, 2003 Cosa posso raccontarti? La pietra, il carro, gli ulivi tagliati? Certo, te ne parlerò... Vi racconterò anche storie, volti e speranze: mille e una strada che porterà alla pace. Un giorno. La notte splende per un attimo, poi torna giorno.

  • Maudits soient les yeux fermés | Frédéric Laffont | Camera Magica

    Rwanda. Des mois après les massacres, l’herbe a repoussé. Sur un charnier, les restes d’un écolier reposent près de son manuel de lecture resté ouvert sur un extrait du Roman de Renart : "Maudits soient les yeux qui se ferment quand ils doivent rester ouverts..." Maledetti occhi chiusi Edizioni JC Lattès & Arte, 1995 Scritto in collaborazione con Françoise Bouchet-Saulnier, dottore in giurisprudenza, responsabile legale di Medici Senza Frontiere. Ruanda. Mesi dopo i massacri, l'erba è ricresciuta. In una fossa comune, i resti di uno scolaro giacciono accanto al suo libro di lettura, lasciato aperto su un estratto da "Il romanzo di Renart": "Maledetti siano gli occhi che si chiudono quando dovrebbero restare aperti..." Mai più! Nonostante questa solenne promessa, cinquant'anni dopo i campi di sterminio nazisti, un altro genocidio stermina esseri umani per quello che sono. La loro unica "colpa": essere nati Tutsi, proprio come altri sono nati ebrei, zingari o armeni. Chi porterà giustizia? Nelle fosse comuni e nelle organizzazioni internazionali, una litania di promesse vuote funge da tributo funebre. Solo individui isolati tentano di stabilire i fatti, di scrivere la storia. Tra questi granelli di sabbia che dovrebbero fermare la macchina del silenzio: Françoise, Joseph e François-Xavier. Un avvocato europeo, un attivista ruandese per i diritti umani e il Procuratore della Repubblica di Kigali, raccontano la loro ricerca di giustizia. Questo libro è il risultato di un anno di impegno e ricerca in tutto il mondo. Una riflessione forgiata attraverso il contatto con la realtà del campo e delle persone. Questa storia risuona ben oltre le mille colline del Ruanda... Affinché l'augurio "Mai più" non sia più una menzogna rivolta alle generazioni future. Vita: “Un sasso nello stagno, con infinite onde d’urto.”

  • Cowboys don't cry | Frédéric Laffont | Camera Magica

    “Le réalisateur Frédéric Laffont connaît Clint depuis six ans. Avec lui, il a parcouru des milliers de kilomètres en voiture. De ce compagnonnage, il nous rapporte un documentaire émouvant sur un père et ses trois fils qui, soudés comme un seul homme, tentent de prendre leur revanche sur la misère. Il filme une Amérique profonde qui en bave, et la vie d'un jeune Texan - loin du mythe du cow-boy - qui a presque tout perdu pour une finale, gage d'un futur meilleur.” I cowboy non piangono Le Monde: "Il regista Frédéric Laffont conosce Clint da sei anni. Ha percorso con lui migliaia di chilometri in auto. Da questa compagnia, ci regala un documentario commovente su un padre e i suoi tre figli che, uniti come uno, cercano di... la loro vendetta sulla miseria. Filma un'America profonda e sofferente e la vita di un giovane texano, lontano dal mito del cowboy - che ha perso quasi tutto (la sua fidanzata, la sua salute e i suoi ultimi dollari), per una finale, una promessa di un futuro migliore." Un film di Frédéric Laffont A cura di Catherine Rascon Durata: 1h28' © Camera Magica, Les Films d'ici - 2014 Intervista a Frédéric Laffont, di Billy the Kid. Billy the Kid: «Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo?» I sogni del padre nel corpo del figlio. Questa è una delle definizioni di tragedia per i Greci. Fortunatamente, nella famiglia Cannon, per sopravvivere alle prove, si ride di tutto. Il padre evoca la caduta di Icaro. Sa che si può morire se si vuole avvicinarsi troppo al sole, ma non smette mai di volerlo toccare... Clint, invece, assomiglia al Sisifo di Omero che fa rotolare all'infinito il suo enorme masso fino alla cima inaccessibile della montagna. Clint passa da un rodeo all'altro. Non è schiavo del sogno di suo padre. Se ne libera poco a poco... Niente Spirito Santo, ma tanta trascendenza! Un western del XXI secolo? I Cannon non conoscono né i classici del western né quelli della letteratura americana, ma la loro immaginazione è stata plasmata dal mito del West. Hanno la sensazione di essere gli ultimi uomini liberi, ma che il loro spazio continui a ridursi. Questo è uno dei grandi temi del western. Come dice Clint: «Tutto il mondo sa che l'America è stata costruita dai cowboy. Non la lasceremo morire». Essere un cowboy all'inizio del XXI secolo significa affrontare chilometri in un'auto con l'aria condizionata, la solitudine e la noia nei parcheggi, ma per Clint significa anche difendere una certa idea di patria. Credono nel sogno americano, lo incarnano. Cosa sognano i cowboy? “Alla fine della strada c'è un ranch. Il nostro ranch.” È l'ultima battuta di Clark Gable a Marilyn Monroe in Gli spostati di John Houston (1961). Più di 50 anni dopo, questo sogno non è invecchiato di un giorno. Nell'immaginario dei cowboy, il ranch è caratterizzato dall'assenza di vicini, una terra vergine come lo era il West nella mitologia hollywoodiana. Vivere lontano dalla città, vicino alla natura, tra cowboy, cani, cavalli e mucche... Un mondo tanto mitico quanto irreale, dove i cowboy possono vivere in accordo con i propri valori. Quali sono questi valori? Valori di solidarietà, codice d'onore e cortesia. Come nei film! Si aiuta sempre il prossimo, soprattutto se è un cowboy. Si ospita a casa propria, si dà da mangiare, si trova lavoro a un concorrente ferito o al verde che è naufragato in Texas... Ci si ferma di notte per proteggere una donna sola rimasta in panne su una strada deserta del Nevada. Si danno gli ultimi dollari a chi è più povero di noi. In tutti questi anni di riprese, non ho mai trovato difetti nei Cannon per quanto riguarda i loro valori cavallereschi. Qual è la loro visione del mondo? Binario. Il bene, il male. Il buono o il cattivo. Con noi o contro di noi. Clint era deluso di aver trovato il New York Times sul sedile della mia auto. Per lui è un po' come la Pravda. I Cannon non leggono il conservatore Houston Chronicle, trovano che ci siano troppe cattive notizie... Per stuzzicarlo, ho chiesto a Clint perché non votasse per Obama. Era sbalordito. Per lui era così ovvio... Ha raccolto le idee e mi ha detto: “Un tipo che è contrario al porto d'armi può essere buono?”. Cowboy, no? Si può parlare di ideologia e visione del mondo. Del resto, la maggior parte degli ufficiali delle forze speciali americane sono texani, come i Cannon... Che ne è stato del sogno americano? Più sembra spegnersi, più continua a brillare. I padri falliscono, i figli prendono il testimone e, come Clint, a volte vincono. Vincere o perdere non è la cosa più importante. Bisogna crederci, esserci, partecipare a questa folle corsa al successo redentore che ogni stagione di rodeo travolge centinaia di giovani bianchi, poveri e reazionari che sono i cowboy di questo inizio XXI secolo... È un sogno potente. Non affascina più al di fuori degli Stati Uniti, ma rimane un motore essenziale della vita politica. Obama, Clinton, Reagan (l'eroe dei Cannon), Bush, Trump: tutti continuano a farvi riferimento. L'America dei Cannon non è più quella di John Houston? Come dicono i cowboy: "There’s always another rodéo". THE END

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